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Esattamente , tra le 18 e le 20 del 16 giugno 2008 esplode in tutti i quartieri di Villacidro una sorta di festa di Liberazione. Molti giovani e meno giovani villacidresi alla guida delle loro auto improvvisamente abbassano i finestrini e a clacson schiacciati percorrono le principali strade cittadine in un gioioso carosello festante. Gruppi di cittadini si affollano in diverse piazze del paese a formare capannelli di visi sorridenti e festanti. Pacche sulle spalle, strette di mano, abbracci di felicitazioni. Un’ esplosione di gioia collettiva, un tripudio! A qualcuno è parso di sentire perfino lo scampanio contemporaneo delle tre parroccchie cittadine… Ma non era vero, lo scampanio era solo quello solito allo scoccare delle ore…
Osservando quell’euforia, rispondendo con un moderato sorriso ai sorrisi della gente, coglievo parole, frasi, espressioni di commozione felice. E registravo mentalmente sorrisi, sguardi, parole… e volti, per la maggior parte a me sconosciuti e nuovi, che mi avvicinavano per stringermi la mano, per farmi le “congratulazioni”, e addirittura per ringraziarmi, senza che io sapessi di che cosa…
Era la festa della Vittoria!
Era la festa spontaneamente esplosa tra la gente per la Liberazione!
Era la festa scoppiata in molti cuori villacidresi che per la prima volta, dopo diversi decenni di “compressione interna” e di bocconi amari, deglutiti con apatica rassegnazione, sentivano l’arrivo di aria nuova, aria fresca e rinfrescante e colma di speranza nuova.
Era la festa per l’abbattimento del “muro di Villacidro”, che molti, moltissimi cittadini, anche “quelli dell’altra parte”, avevano sentito, provato, sofferto come oppressivamente e cupamente incombente fino nelle manifestazioni più semplici della vita cittadina quotidiana.
Era la festa per la cacciata di un “regime” sulla città.
Sentivo persone, giovani sotto i quaranta, ma anche anziani ultrasessantenni, che esprimevano quasi piangendo un “finalmente” liberatorio: – Sento per la prima volta nella mia vita di essere in un paese libero!
Questa frase, pronunciata da un ragazzo di 30/35 anni, mi aveva colpito in modo particolare e profondo… Io ero convinto che il fascismo – che io stesso non avevo conosciuto, essendo nato nel mezzo della guerra ‘40-’45 – fosse caduto, sconfitto nel 1944! Invece no. Ben mascherato, ben mimetizzato, ben ri-colorato, camaleontizzato, un certo fascismo continuava e continua a dominare sulla nostra comunità villacidrese, creando discriminazione e privazione della dignità della gente. E questo soprattutto nella circostanza della vita che più di ogni altra crea dignità umana: il lavoro.
Già, forse, in minuscola parte, anch’ io ho contribuito a far cadere il “muro di Villacidro”…ma non sono assolutamente convinto che sia caduto il fascismo, a Villacidro. Non è caduto il fascismo nero, non è caduto il fascismo rosso, non è caduto il fascismo camaleonte. Tant’è che io stesso vengo definito, da tutti questi fascismi, un mentecatto, un “estremista”, un “visionario”, perchè la libertà della dignità la voglio per davvero perseguire, la voglio ottenere per me stesso e per i miei conterranei.
Per questo ora voglio essere all’altezza di quelli che nel giorno della Liberazione mi hanno voluto stringere la mano e dirmi grazie. Voglio meritarmi quella stretta di mano sincera, sentita e generosa.
Ma questo mi costringe ad essere politicamente scorretto e… fa niente, il fine lo giustifica! Sarò politicamente scorretto.
A. C. |